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Situazione di crisi in Guinea

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Nei giorni scorsi la notizia del massacro della popolazione all’interno dello stadio di Conakry, la capitale della Guinea, ha fatto il giro del mondo.
Mai prima d’ora si era assistito ad una così elevata attenzione dei mezzi d’informazione su quello che sta succedendo in questo paese.
Il regime militare che prese il potere a dicembre 2008 aveva suscitato in molti una speranza di cambiamento: il paese usciva dai venticinque anni di dittatura del generale Lansana Conté e, pur avendo preso il potere con un colpo di stato, l’intenzione dichiarata dal nuovo presidente Moussa Dadis Camara era quella di favorire la transizione ad un sistema politico democratico, con le elezioni previste a gennaio 2010. Durante i primi mesi di governo, alcuni risultati interessanti sono stati realizzati: recupero dei fondi sottratti per anni dalle casse pubbliche da parte dei personaggi di spicco del precedente regime e revisione dei contratti minerari da anni a sfavore del paese, mentre il regime di Conté aveva svenduto le ricchezze della Guinea (il secondo paese mondiale produttore di bauxite, oltre a possedere giacimenti di oro e diamanti). Inoltre, la non candidatura di Camara era stato uno degli elementi cardine del patto di collaborazione con le forze della società civile e con le istituzioni internazionali. Tale patto non è stato rispettato e Camara dichiara di volersi candidare scatenando il dissenso generale. I partiti politici all’opposizione hanno organizzato una manifestazione di protesta, la popolazione guineana non avrebbe più accettato un governo militare dopo le elezioni, le prime elezioni libere nel paese!
Questo è stato l’errore compiuto da Dadis. Quello che ha avuto luogo il 28 settembre a Conakry sembra essere una delle conseguenze di tale errore e a pagarne le spese è la popolazione civile, senza parlare del fatto che tali eventi siano la perfetta occasione per tutti coloro che hanno interessi privati ed economici per continuare ad interferire nelle vicende interne del paese.

Come cittadini sosteniamo la popolazione guineana, chiediamo che cessi qualunque forma di violenza, che venga rispettato il diritto ad andare verso elezioni trasparenti e pacifiche e che l’esercito si schieri dalla parte dei cittadini senza ingerenze da parte di terzi, tra cui i vecchi e i nuovi colonizzatori, i cui atti non sono certo volti verso un cambiamento non violento e democratico.

 
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