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Conakry, 11/04/07 PDF Stampa E-mail

Viaggio a Conakry - aprile 2007


11 - 4: arrivo.

12 - 4: installazione. Sistemazione della casa. Preparazione dei materiali necessari per la ricerca dei nuovi volontari e per la formazione di quelli già in attività. Telefonate. Preparazione ordine del giorno della riunione programmata per l'indomani.

Poi abbiamo cambiato i soldi e scoperto con piacere che 1 euro corrisponde ora a 5.600 FG contro i circa 9.000 dello scorso mese. Abbiamo fatto la spesa e lì abbiamo scoperto che i prezzi sono ancora molto alti. Chiediamo il perché e scopriamo che per il momento il riso ha ancora un prezzo elevato. Il nuovo governo ha concesso ai commercianti due mesi per smerciare il riso acquistato durante il periodo dello sciopero poi verrà abbassato notevolmente, una specie di prezzo politico. Un sacco di riso da 50 Kg era arrivato a costare anche 350.000 FG mentre ora si aggira intorno ai 150.000 FG. E' sempre un prezzo enorme considerando le possibilità economiche della gente di qui ed il fatto che il riso è l'alimento base. Come il riso il resto, ovviamente.

13 - 4: Incontro con i nostri. E' stato emozionate rivedersi dopo gli avvenimenti dell'ultimo periodo. Per fortuna stanno tutti bene, anche se alcuni di loro hanno veramente patito la fame. Abbracci, quattro baci per ognuno, come qui si usa con gli amici, e tante risate. Spesso ci chiediamo come fanno… nonostante tutto hanno una gaiezza dentro che noi nemmeno ci sogniamo.

Iniziamo la riunione, non è il momento dei racconti, vogliono sapere cosa faremo nei prossimi giorni e come vanno le attività che portiamo avanti in Italia. Abbiamo deciso di fare due giorni interi di "Lavoro personale" per la necessità di dare loro elementi in questo campo, ma per passare anche insieme del tempo per rinforzare la relazione che ci lega, per creare sempre di più questa famiglia umanista che lega europei, africani, atei, musulmani, cattolici e protestanti. Affitteremo presso un centro gestito dalla Caritas i locali e le camere mentre alcune ragazze del nostro corso di danza tradizionale cucineranno per noi e ci porteranno tutto il necessario. Un'occasione inoltre per garantirgli tre pasti al giorno (questi volontari nonostante le precarie condizioni hanno continuato a sbattersi mica male per seguire i progetti, si meritano qualche attenzione!) Poi abbiamo fatto un calendario di visita alle varie attività. Ovviamente in questo trimestre con lo stato di assedio di mezzo è stato impossibile per loro implementare le attività.

15 - 4: Belle-Vue. Siamo state nel quartiere di Boubacar, a Belle-Vue (traduzione dal francese: Bella Vista, anche se guardandoci intorno il panorama non offre un fillesgranché come del resto la maggior parte dei quartieri di Conakry). Ci hanno invitato a seguire un torneo di calcio, un'attività organizzata per aggregare i giovani, che qui, come in tutte le parti del pianeta vanno matti per il calcio, e per far sì che non rimangano per strada a fare nulla o peggio… Come sempre quando siamo invitate da qualche parte siamo gli ospiti d'onore, qui "fare cerimonie" è ancora un'abitudine e segno di rispetto per l'ospite. Assistiamo con piacere anche ad un match giocato da due équipe di ragazze, fatto assolutamente eccezionale, le donne si occupano dei doveri della casa, il ruolo maschile e femminile qui è ancora ben definito.

16/17/18/19/ 20 - 4: Nuovi volontari. In questa settimana abbiamo contattato nuovi volontari all'università di Conakry. Agli studenti universitari, che parlano il francese, proponiamo di cominciare a lavorare su progetti nei quartieri della città in cui vivono: un corso di alfabetizzazione, di formazione professionale, un'attività sportiva, saranno loro a scegliere il tipo di attività da portare avanti soprattutto in base alle necessità del proprio quartiere. I progetti partono raggruppando ciascuno una decina di volontari, che creano un'associazione di quartiere. Nel tempo, questo primo gruppo contatterà nuovi volontari che moltiplicheranno il numero di progetti portati avanti. In questo momento i progetti portati avanti in Guinea sono una ventina, quattro riguardano l'alfabetizzazione dei bambini, sei corsi di formazione professionale, attività sportive in 4 quartieri, prevenzione sanitaria in due quartieri e due corsi di danza tradizionale. Ogni progetto non ha fine in sé stesso, i partecipanti si impegnano a loro volta nel progetto stesso o possono scegliere un'ulteriore attività da portare avanti. Da una parte, quindi, contribuiamo alla creazione delle associazioni di volontari in Guinea, dall'altra le appoggiamo con attività portate avanti in Italia.

19 - 4: Racconti. Sono passati a trovarci alcuni amici e dopo aver duramente lavorato sulle scartoffie necessarie per il sostegno a distanza, aver contabilizzato il tutto (lavoro già difficile per noi ma ostico per loro che non sono abituati a ricevute, timbri, calcoli precisi, previsioni di spesa, ecc.) abbiamo fatto un bel caffè all'italiana e ci siamo ovviamente interessate a ciò che avevano vissuto nei mesi scorsi. Qualcosa ci avevano già raccontato telefonicamente ma è un'altra cosa quando hai l'occasione di guardarli negli occhi. L'atmosfera non mancava di certo, il sole era già tramontato e la luce traballante delle candele accompagnava i loro racconti. All'inizio lo setienne1ciopero, i comunicati alla radio, tutto fermo, impossibile spostarsi dal quartiere. I negozi chiusi. La mancanza di corrente elettrica non permette la conservazione degli alimenti quindi questi vanno acquistati giorno per giorno, così finite le scorte… la fame. Spesso la cena era un bel bicchiere di acqua e poi a dormire. Il poco che restava veniva dato alle persone più deboli, come i bambini. Durante il coprifuoco i militari sparavano per aria ad cazzum, quindi di giorno si stava chiusi in casa perché era impossibile capire da dove arrivavano le pallottole. Non c'era nessun trasporto quindi era anche impossibile essere trasportati in ospedale in caso di bisogno. Molti sono i morti di questi giorni, solo per questo fatto. Gli sono piovute dal cielo le pallottole ferendoli. La nostra storica maestra volontaria della scuola di Dabompa ha rischiata grosso... entrata a casa ha trovato il proiettile da mortaio inespoloso conficcato sul tavolo della cucina, dopo che aveva trapassato il soffitto. Un amico colpito alla schiena e morto sul colpo, una vicina di casa freddata mentre dormiva a letto abbracciata al marito, un bambino uscito a fare le pipì… Poi il giorno della manifestazione e gli spari direttamente sulla folla… Etienne sul taxi colpito dagli spari … raccontava il suo rocambolesco ritorno a casa, fatto di fughe, spari, corse, nascondigli e lo faceva ridendo. Ma che c… c'è da ridere poi…C'è da ridere sì, è ancora vivo! Poi ancora la fame. Niente corrente da mesi. Gadei che ha perso un amico e con orgoglio ci racconta la sua partecipazione allo sciopero. 

20 - 4: Sostegno a distanza e lancio nuovi progetti. Le nostre attività stanno cominciando a prendere una certa forma, molti volontari che si sono aggiunti. I nostri sforzi per farli uscire dalla mentalità assistenziale, per fargli comprendere che non dipendono in nessun modo da noi, per dargli un volo, un futuro proprio iniziano a dare i loro frutti. Penso sia il momento buono per lanciare il sostegno economico ai loro progetti dall'Italia, senza che questi vengano confusi con i tanti progetti umanitari che conosciamo. Ho perciò proposto a due di loro di concordare delle nuove tra la gente attiva nei loro quartieri nuove attività che noi poi possiamo sostenere. Vedremo.

21/22 - 4: Incontro di lavoro personale. Eccoci tutti insieme per lavtravorare intensamente su di noi, per conoscerci meglio e per rafforzare le nostre intenzioni, chiarire i nostri progetti. Per alcuni è l'occasione di conoscere altri, per altri di approfondire la relazioni, per noi di "goderceli" tutti insieme!! Ma cosa stai pensando?!?

Bene. Si lavora d'équipe e personalmente dalle 10 del mattino alle 00 della notte e dalle 6.30 del giorno dopo sino alle 18. Questo è un lavoro pensato per dare elementi sull'ampliamento dell'attenzione, elementi di studio della biografia, del paesaggio in cui si è cresciuti e fare relazioni per capire come questi agiscono in me e come posso distaccarmene per agire con libertà. Non esiste un carattere… io non sono un animale… non sono passivo ma attivo, mi trasformo in continuazione e così la realtà che mi compenetra.

23 - 4: Kiroty. Ecole Racine. Scendiamo dal "Taxi" che ci porta a Kiroty (vi abbiamo già detto che in taxi si sale in 6 più autista?), io sono un po' contusa a causa della maniglia della portiera piantata in una delle m01ie solide e prosperose chiappe… e zoppicante mi avvio sotto al mango, luogo del nostro appuntamento. Da lontano vediamo arrivare la sagoma di Gadei e ci avviamo in quella direzione. Ci incontriamo davanti al laboratorio di pittura di Pier. Vedeste che roba… che colori… la pittura tradizionale. Villaggi, animali, foresta, lavoratori, campi questi i soggetti di queste opere. Pier sta per partire per gli States per fare una mostra. Gli facciamo i nostri auguri. Ci avviamo alla scuola dove un centinaio di bambini frequentano i nostri corsi di alfabetizzazione e dove i bambini in sostegno sono inseriti nelle classi riconosciute. Questa volta portiamo in regalo parecchio materiale scolastico per il prossimo anno, è il dono dei genitori dei bambini che frequentano insieme a mia figlia la ludoteca comunale "L'aquilone" di Torino. Ci accolgono con una serie di urla di gioia e corrono tutti in cortile saltando e vociando, incuranti dei rimproveri degli insegnanti che cercano di non fare brutta figura con noi… Ma come si06 può contenere l'entusiasmo dei bambini??? e poi perché? In ogni caso hanno smesso di usare la bacchetta! Poi incontriamo Lucie, Marie, Mamé e Rose. Abbiamo per loro lettere e doni, lo sanno e sono emozionate. Facciamo anche noi qualche foto e ci congediamo. Tornando indietro Gadei ci ha informato che Marie ha un problema enorme. La mamma è malata, dovrebbe essere operata ma il costo dell'intervento è pazzesco. Quasi 4 milioni di FG. Per una mamma sola con lavoretti saltuari è impossibile trovare quella cifra. Marie rischia di rimanere orfana per un fibroma uterino…In questi momenti vorrei essere ricca di soldi oltre che di sentimenti! Ma poi a che servirebbe? Quante Marie ci sono in Africa? Eppure è dura da accettare, qualcosa faremo.

 

24 - 4: Dabompà: Oggi giro nel quartiere di Etienne, Dabompà, alla periferia di Conakry (a una trentina di Km dal centconsegnaro della città). Sembra di stare in campagna, non fosse per le palme e gli acquitrini. Ci aspettano in due scuole. Alla "Thomas et Fils" incontriamo Therese, Aminata e Karamo, tre bambini inseriti nel progetto del sostegno a distanza. Gli consegniamo le lettere e i regali di chi in Italia sostiene la loro iscrizione a scuola. Aminata sorride di più, ora. Negli scorsi mesi ha avuto un grosso attacco di malaria e, se non fosse stato per l'aiuto del genitore adottivo italiano, ora non sarebbe qui con noi… Alla scuola "Etienne Selassié" invece facciamo un giro in ogni classe, dove riprendiamo con la telecamera la lezione e le recitazioni che i bambini hanno preparato per noi. Poi foto con i maestri per la consegna dei materiali scolastici acquistati con i fondi raccolti durante tutto lo scorso anno dai bambini della ludoteca l'Aquilone di Torino.

24/26- 4: Formazione nuovi volontari. Ecco due momenti che richiedono tutta la nostra concentrazione. Due appuntamenti di 2 ore ciasformazcuno nelle quali dobbiamo dare tutti gli elementi necessari ai nuovi volontari per cominciare le attività. Aiutarli a scegliere il tipo di progetto, spiegargli la differenza che esiste tra noi, le ONG e le organizzazioni religiose. Dobbiamo infarinare abbondantemente con un sacco di nozioni e consegnargli un plico voluminoso di manuali, depliant, spiegazioni ecc. per la loro sopravvivenza durante la nostra assenza perché lo sappiamo la comunicazione telefonica e via email è costosa e difficile. Alcuni, già lo vediamo si perderanno per strada… ma su qualcuno apriamo le scommesse. Cristina punta su Yves e Roberta su Honoré. Vedremo nel tempo…

27 - 4: Saluti e partenza. Mentre facevo la doccia prima di vestirmi per andare all'aeroporto e prima che arrivassero a salutarci ecco che si rompe il tubo della doccia. Cazzo! Acqua dappertutto!!! Dal bagno inizia a scorrere verso la camera da letto e non so come fare… ecco una candela sulla mensolina, con forza la schiaffo nel tubo che sporge torrenziale dal muro. Stop. Non so quanto regge ma dato il luogo in cui mi trovo mi pare che possa funzionare… Non è in casa il rubinetto dell'acqua ed il locatore è fuori. Un allagamento ora è un disastro…Finiamo le valige e siamo un po' nervose… se non torna prima della partenza… Già lui ha il cellulare…ma non c'è linea…

Gli amici arrivano e cominciamo a parlare dell'Italia, delle usanze bizzarre che abbiamo…tipo prima lavori poi ti sposi e poi fai i figli… uno o due al massimo… quando sei vecchio…che il tuo valore sta in ciò che hai più che in ciò che fai… che la famiglia allargata non c'è più… che la gente vive in casa…che la gente per strada non si parla e non si saluta…e per queste cose manca la voglia di tornare…poi pensiamo alle comodità, alla vita più sicura, ai nostri cari e ricominciamo a guardare l'ora. Arriva il padrone di casa che ride sonoramente della nostra provvisoria riparazione e ci saluta con affetto. Abbracci e strette di mano. Ci ritroviamo sul net.


Cristina e Roberta



 
Conakry, 20/10/06 PDF Stampa E-mail

E' notte, il cielo è di nuvole, il vento soffia fortissimo e numerosi lampi silenziosi rischiarano a giorno la pista d'atterraggio. Le solite trafile per l'ingresso in Guinea, i controlli dei bagagli da parte delle guardie, che ogni volta provano a farsi pagare per non aprire la tua valigia, tanto già sanno che non troveranno niente di valore… si vede che siamo volontari. L'assalto di gente che vuole aiutarti a portare i bagagli per pochi Franchi, ed i taxisti con la contrattazione sul prezzo, ed infine le strade trafficate e scassate di Conakry.

Le strade sono incredibilmente danneggiate. Le piogge degli ultimi mesi hanno trasformato l'asfalto in una serie di enormi buchi e le auto procedono a velocità minima cercando di superare questo percorso ad ostacoli. Eccoci davanti a casa. La nostra abitazione è all'interno di un cortile chiuso, sul quale si affacciano alcune casette. I vicini, appena ci vedono, ci vengono incontro per aiutarci a portare i bagagli. Comincia la lunga "salutation" tipica di qui, e subito dopo la pioggia torrenziale. In casa c'è odore di umido e muffa. Ecco dopo 14 ore di viaggio le pulizie sanificanti della stanza e del bagno, la caccia ai ragni “Magnum” nascosti sotto le borse lasciate lì negli scaffali. Io ne sono terrorizzata e non posso chiudere occhio sapendo di essere in loro compagnia... Una bella gonfiata al materasso, su la zanzariera ed eccoci pronte per una bella dormita ritemprante.

Come al solito all'inizio di ogni viaggio cominciamo con il contatto telefonico dei nostri amici per essere sicure che sappiano del nostro arrivo e della riunione d'insieme fissata nei giorni successivi e comunicata via email. Contiamo i materiali che abbiamo a disposizione e programmiamo il numero di fotocopie da fare. Qui la corrente va e viene e pochi hanno un generatore così distribuiamo il lavoro (e la possibilità do guadagnare qualcosa) a più "fotocopies" la maggior parte dei quali è sulla strada.

gruppo2Eccoci insieme. Sono una decina i responsabili dei 20 progetti che seguiamo qui. Facciamo il punto della situazione e fissiamo il calendario delle prossime settimane.

Conakry è immensa. Qui solo nel quartiere degli affari esistono palazzi per il resto è una distesa di case e casupole con i tetti in lamiera, gli unici che possono resistere alle piogge stagionali (ma che durante la stagione secca potete immaginare cosa comportano… un caldo insopportabile), una specie di enorme bidonville, con la maggior parte delle strade non asfaltate, la terra rosso rame ovunque, l'aria immobile e umida.

In questo periodo è Ramadan, i fedeli mussulmani non si alimentano e non bevono fino al tramonto ed anche se non è ancora arrivato il sole cocente della stagione secca la temperatura elevata li rende deboli. Provate a mangiare e bere alle 5.30 e poi fare una passeggiata sulla spiaggia ad agosto senza bere nulla fino alla sera alle 19… ah e dopo ricordatevi di mangiare solo del riso!! Qui la religione, qualsiasi essa sia, non è come da noi. Questo è un popolo di fede, una fede che li rende forti rispetto alle innumerevoli difficoltà quotidiane ma che li rende anche molto fatalisti. "Inshalla" e "si plaît a Dieu" concludono ogni progetto lanciato a futuro. Dio credo sia molto più vivo quaggiù perché la vita è un soffio che in ogni momento può cessare.

Dopo qualche giorno andiamo a visitare il quartiere di Kiroty, qui abbiamo parecchi progetti in via di sviluppo, tra questi 100 bambini inseriti in una scuola dove dei volontari gli tengono quotidianamente i corsi scolastici, non ufficiali, perché questifoto_depliants_1 bambini non possono pagare la scuola. E' una scuola privata, i genitori non mandano i figli alla scuola pubblica perché è troppo affollata e i bambini "tanto non imparano niente e perdono solo del tempo". Preferiscono mandarli da noi, non avranno diploma ma sapranno leggere, scrivere e parleranno francese e forse un giorno… chissà. Di questi bambini solo 3 sono sostenuti a distanza. Questi tre pagano la retta scolastica, hanno la divisa, il materiale scolastico ed i loro sforzi saranno riconosciuti. Sono tre bambine, Marie e Mamè sono alla materna hanno 5 anni. Imparano l'alfabeto ed il francese. Rose invece è alle elementari. In un incontro a parte con loro e con i loro genitori, consegniamo le lettere scritte dai genitori di sostegno, ognuno ha anche allegato la foto della famiglia. Con molta curiosità ed umile riconoscenza queste foto vengono guardate in ogni dettaglio. Solo essendo lì con loro si può capire l'importanza che ha questa mano tesa. Per le bambine, tutte molto timide all'inizio, ci sono anche dei piccoli doni. Con mani incerte aprono i pacchetti e un sorriso enorme si apre sui loro faccini. Giocattoli! Credo siano i primi della loro vita. Poi ci salutiamo e con sorpresa mi chiamano: "nonna". Bè ho 40 anni ed ero abituata ad essere solo una mamma… ma qui è vero sono una vecchietta (la vita media in Guinea è di 45 anni).

Dopo ancora siamo andati a Dabompa un quartiere nella periferia di Conakry. Siamo nel fitto della vegetazione, nella palude, dove il mare risale all'interno con l'alta marea. In francese la malaria si chiama "paludisme". Credo sia superfluo ogni commento. Difatti non riusciamo ad incontrare Aminata la bambina in sostegno di questo quartiere. Il fratello è in ospedale dalla parte opposta della città e la madre è con lui. Lei è ammalata gravemente a casa della zia appena fuori Conakry. In questi giorni sta facendo le analisi e forse grazie a chi l'ha scelta e pensa a lei avrà la possibilità di superare l'attacco di malaria. Ma se fosse capitato ad uno degli altri 100 bambini del progetto di alfabetizzazione che abbiamo anche qui, credo che sarebbe morto tra le braccia di chi lo ama e non ha mezzi per salvarlo. Come del resto è già successo.

Muoiono troppe persone qui per questa malattia o di tifo e sono soprattutto bambini.

Mia figlia ha 6 anni e non riesco nemmeno ad immaginarmi di vederla gravemente malata e non poter fare altro che stare lì a guardare perché non ho i soldi necessari per comperare le medicine!!! Noi critichiamo costantemente la nostra sanità ma "cazzo!" tutti hanno il diritto alle cure mediche. Quando qui spieghiamo questo tutti pensano, ovviamente, che viviamo in paradiso, ed è così sul serio e non dobbiamo stupirci della miriade di esseri umani che rischia la vita pur di approdare sulle coste del nostro "Bel Paese".

 

Vorrei avere le capacità per far comprendere questo quando faccio attività in Italia, vorrei spezzare l'anestesia annichilente da cui la stragrande maggioranza è affetta e trovare un po' di tenerezza e comprensione al posto del disinteresse da cuore “sbiadito”.

Roberta Massa

 

Ciao a tutti! Ho la fortuna di essere ancora una volta a Conakry. Ultimamente alcuni avvenimenti lasciavano presagire maggiormente la fine del regime politico guineano, che in tutti i casi si avvicina sempre di più. Il presidente è gravemente malato ma sopravvive. Rispetto al mio viaggio di circa sei mesi fa si può dire che tutti qui si chiedono in che modo le cose possano continuare così, perché dal punto di vista economico peggio di così non si può arrivare. Il franco guineano da maggio scorso ad oggi ha subito una svalutazione del 25%. I prezzi dei beni primari aumentano di giorno in giorno. Prima di partire, in un articolo di un quotidiano di Torino ho letto che la Guinea è uno dei paesi africani colpiti dalla fame; qualche anno fa non era così. L’impressione che si ricava dagli unici miglioramenti che ho riscontrato durante questo viaggio (grandi lavori stradali, ampliamento della rete telefonica) sembrano fatti in vista di un maggior sfruttamento delle multinazionali e dei governi stranieri. L’aeroporto di Conakry ad esempio è gestito totalmente dai francesi, non sto a ripetere gli esempi che avevo citato in altre pagine del diario dei viaggi precedenti, basti dire che qualche mese fa gli americani hanno donato 17 milioni di dollari al governo guineano, con l’obiettivo evidente di mantenere sicuri i propri interessi qui, come del resto stanno facendo anche cinesi, russi e italiani.

Poi ci chiediamo perché l’Africa non si sviluppa…come è possibile continuando a sostenere economicamente le dittature di questi Paesi?

Comunque, noi teniamo d’occhio la situazione e proseguiamo con le nostre attività. I progetti che stiamo portando avanti in Guinea si sviluppano a partire da un primo contatto diretto con i nuovi volontari Roberta ed io abbiamo passato una decina di mattinate davanti all’università di Conakry per contattare studenti universitari e invitarli ad una prima riunione in cui in genere spieghiamo chi siamo e gli proponiamo di creare progetti nei quartieri in cui vivono, invitando a loro volta nuovi volontari. Essendo periodo di Ramadan ci aspettavamo un contatto meno buono rispetto agli altri viaggi. Invece, gli studenti che abbiamo contattato e con cui resteremo in contatto dopo il nostro rientro in Italia sono una ventina!

Con i nuovi volontari abbiamo organizzato alcune riunioni che noi chiamiamo “di formazione” in cui grazie all’esperienza che abbiamo accumulato durante i nostri viaggi dal 1999 ad oggi possiamo spiegare come iniziare a creare un progetto, che in principio può essere molto piccolo (un corso di alfabetizzazione tenuto dai maestri volontari ai bambini nel cortile di casa), ma che può crescere, fino a diventare una scuola e perché no, diventare un esempio per altri in un paese in cui l’istruzione non è affatto un diritto.

Etienne, uno dei primi volontari che abbiamo contattato qui 3 anni fa ha creato una scuola, che possiamo definire tale perché c’è una costruzione con tanto di insegna “Ecole humaniste Etienne Selassié de Dabompa” che ospita banchi e una lavagna, per il resto non c’è nulla, in cui però alcuni maestri volontari insegnano gratuitamente da tre anni. Questo in un Paese in cui il problema della maggior parte della gente è sapere come darà da mangiare ai propri figli a fine giornata non è poco…

La necessità qui comunque può essere anche quella di creare attività di aggregazione per i giovani, infatti nel quartiere di Tombolya, Alseny, uno dei volontari del gruppo di Etienne, organizza periodicamente dei tornei di calcio, a cui si iscrivono le squadre di giovani del quartiere. Abbiamo assistito ad una partita organizzata “in nostro onore” da due squadre: devo dire di essermi divertita molto pur non essendo tifosa di nessuna squadra, per l’entusiasmo di questi ragazzi, a cui alla fine abbiamo stretto la mano, sentendoci un po’ come i dirigenti della Lega Calcio che premiano le squadre a fine di un campionato.

In questo viaggio abbiamo anche assistito ad una lezione del corso di danza tradizionale di Gadei nel quartiere di Kiroty. Dodici ragazze si incontrano ogni sabato e in questo momento si stanno preparando per lo spettacolo che organizzeranno il 2 dicembre. La danza è particolare. I piedi nudi si muovono all’unisono, c’è grazia nei loro movimenti, nonostante siano netti e ben ritmati. Io resto a bocca aperta a guardare mentre Roberta filma le ragazze con la macchina fotografica digitale: ogni tanto ci guardano e ridono, chissà cosa pensano di noi?

Mentre le guardo, penso che sia straordinario creare un’attività del genere nel quartiere, perché le donne qui lavorano dalla mattina alla sera, sono per lo più analfabete, fanno una vita misera anche più degli uomini, spesso devono assistere i figli da sole; quasi ognuna di queste ragazze ha già un figlio o anche più di uno e spero sinceramente che un’attività di questo tipo possa essere di aiuto ad altre donne.

Questa è solo una delle attività di Gadei, per il resto sta portando avanti l’alfabetizzazione delle donne che lavorano al mercato di Kiroty, il corso per l’insegnamento del mestiere di parrucchiera a Kiroty e a Sonfonya, un altro quartiere più lontano. La serata del 2 dicembre servirà a presentare queste attività alla gente del quartiere, a cercare nuovi volontari che si aggiungano o creino nuove attività e a finanziare le attività già in corso, perché il nostro aiuto qui non è di tipo assistenziale: sappiamo bene che i soldi possono creare cose finchè ci sono, ma se poi mancano, che succede?

Per questo proponiamo la reciprocità tra le persone, per noi è l’unico modo per risolvere le necessità primarie.

Durante il viaggio abbiamo incontrato oltre ad Etienne e Gadei anche Ibrahima che ha organizzato attività per comprare lampade per l’illuminazione del suo quartiere (Simbayah II) e ottenuto l’approvazione dei capi del quartiere, cioè potremmo definirli “gli anziani” con un termine che da noi ormai ha perso il suo significato originario che incuteva timore e rispetto. Anche qui gli anziani vedono i giovani come potenziali delinquenti e forse la differenza generazionale è percepita ancora di più che non in Italia.

Aboubacar, un volontario contattato durante il mio viaggio di sei mesi fa ha invece iniziato la prevenzione sanitaria con un gruppo di volontari che insegna alla gente come far bollire l’acqua da bere (la presenza di batteri nell’acqua è una delle cause della morte dei bambini in età prescolare).

Abbiamo incontrato poi Mamadou, un nostro volontario che in questi sei mesi è stato costretto a interrompere le attività che stava portando avanti perché malato, ma che vuole in ogni caso continuare con i corsi di alfabetizzazione e la creazione di un centro sanitario, in collaborazione con altri studenti di farmacia. Non siamo riusciti a rintracciare telefonicamente altri due volontari: probabilmente erano andati al loro villaggio per le vacanze e non erano ancora rientrati, dato che qui l’università riapre il primo di novembre.

Sono comunque molto contenta del lavoro che abbiamo fatto, che piano piano cresce e ci permette di pensare e realizzare cose di volta in volta più grandi e che fanno sentire più grandi anche noi stessi,

Cristina

 

   

 
Conakry, 14/05/06 PDF Stampa E-mail
In questa settimana le compagnie petrolifere hanno nuovamente aumentato il prezzo della benzina, ora il prezzo al litro costa quasi come in Italia. Il giorno prima i gestori hanno inoltre ridotto la quantità di benzina in previsione di questo aumento immediato del prezzo. Oggi inoltre anche i prezzi dei trasporti sono aumentati, in precedenza prendere il taxi costava 700 franchi guineani a tratta, oggi è aumentato a 1000 franchi. Ho visto molte persone non prendere i mezzi di trasporto perchè non potevano pagare i 300 franchi in piu’. Per il momento ogni taxista sta fissando il proprio prezzo autonomamente fino a che il governo fisserà un prezzo unico.
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Conakri 08/05/2006 PDF Stampa E-mail

Ciao a tutti, il mio viaggio è cominciato il 27 aprile scorso. In un’afosa nottata sono scesa dall’aereo ed eccomi ancora qui in Guinea. Questo è il periodo dell’anno che precede l’inverno : le giornate sono più ventilate, il ciel gad4_1si annuvola ma la temperatura resta sempre molto elevata, sui trenta gradi e l’umidità è altissima. Eppure dopo un po’ di viaggi fatti qui ci si abitua. Ci si abitua un po’ a tutto, alle strade polverose, alla quantità di gente presente ad ogni ora in strada, ai colori, agli odori, alla sensazione di calma che ti si appiccica addosso come i vestiti che indossi. Mi sembra di stare qui già da molto più tempo anche se è solo passata una settimana.

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