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Aggiornamenti Guinea PDF Stampa E-mail

31 dicembre 2008 

E’ di ieri la notizia della nomina di un primo ministro di transizione scelto dalla giunta militare che il 23 dicembre scorso ha preso il potere con un colpo di stato in Guinea dopo la morte del presidente Lansana Conté.
Kabiné Komara, un civile, fino a questo momento direttore amministrativo della Banca Africana d'Import-Export, faceva parte dei nominativi proposti dai sindacati durante la crisi di gennaio-febbraio 2007 per ricoprire la carica di primo ministro. Per uscire dalla crisi venne invece nominato Lansana Kouyaté, destituito arbitrariamente dal presidente Conté a maggio del 2008.
La presa del potere da parte della giunta militare ha provocato l’immediata presa di posizione delle Nazioni Unite tramite il Segretario generale, dell’Unione Europea, della Francia e degli Stati Uniti. Il 29 dicembre l’Unione Africana ha sospeso la Guinea dalle attività dell’organizzazione “fino al ritorno dell’ordine costituzionale” nel paese.
La giunta militare in questo momento ha l’appoggio delle forze armate, della popolazione, dei leader sindacali e dei leader politici dell’opposizione.Secondo la leader sindacale Rabiatou Serah Diallo, presente sabato scorso all’incontro convocato dalla giunta militare con i leader religiosi e della società civile, le decisioni portate avanti finora dalla giunta militare, per esempio per quanto riguarda la revisione delle concessioni minerarie e della Costituzione, rientrano negli accordi firmati a gennaio 2007 tra sindacati, patronato e presidenza.

 Il nuovo presidente guineano, capitano Moussa Dadis Camara, ha fatto appello all’appoggio della comunità internazionale; una missione della giunta militare è già stata inviata in Mali e in Liberia. Inoltre si è svolto un incontro tra il nuovo presidente e i diplomatici e rappresentanti delle istituzioni internazionali presenti a Conakry per rassicurare la comunità internazionale sulla volontà della giunta di organizzare elezioni libere nel 2009.

Maggiori informazioni sulla stampa guineana on-line:
http://www.battitosolidale.org/index.php?option=com_weblinks&catid=17&Itemid=23

 23 dicembre 2008

CONAKRY (Reuters) - Un tentativo di colpo di stato è in atto in Guinea. Un gruppo di soldati ammutinati sta cercando di prendere il potere nello Stato dell'Africa occidentale, principale esportatore mondiale di bauxite, dopo l'annuncio della morte del presidente Lansana Conte, che ha governato per circa un quarto di secolo.

"C'è un tentativo di colpo di Stato", ha detto il presidente del Parlamento Aboubacar Sompare alla tv francese France 24.

Secondo la Costituzione, è proprio Sompare che dovrebbe assumere il potere ad interim, dopo la morte del capo dello Stato.

"Non penso che dietro ci siano tutti i militari... E' un gruppo", ha aggiunto, Sompare parlando dalla capitale Conakry.

Il tentativo di golpe è stato lanciato qualche l'ora dopo l'annuncio da parte del governo della morte per malattia di Conte, che aveva 74 anni.

Sompare ha detto che sono in corso negoziati tra ufficiali e soldati golpisti - che con un proclama alla radio avevano annunciato la sospensione della Costituzione - e i quadri dell'esercito rimasti invece fedeli alle istituzioni.

L'Assemblea nazionale ritiene che la maggioranza dei militari siano "lealisti"

La Francia, ex potenza coloniale, ha detto che si opporrà a un eventuale golpe in Guinea: "Non saremmo contenti di una situazione che non rispettasse l'ordine costituzionale", ha detto Eric Chevalier, portavoce del ministero degli Esteri, nel corso di una conferenza stampa. "Sembra che le autorità legittime abbiano attualmente il controllo della situazione nel Paese".

Soldati dotati di armi pesanti presidiano il ponte che dà accesso al centro di Conakry e le strade circostanti, a bordo di pick-up. In città però regna la calma. 

28 giugno 2008

Lo sciopero della polizia, iniziato il 17 giugno scorso è terminato il 27 giugno. Tra le rivendicazioni che sono state soddisfatte (a caro prezzo) c’è per alcuni di loro l'avanzamento di grado e per tutti la riduzione del prezzo del sacco di riso. Resta cocente però la delusione per il comportamento dei militari nei confronti dei loro "fratelli d'armi". Tre sono le vittime ufficiali tra i poliziotti, mentre il numero delle perdite tra i militari non é stato comunicato.
Intanto, gli insegnanti sono entrati in sciopero il 19 giugno, astenendosi dal lavoro, lo sciopero è stato poi sospeso il 24 giugno dopo che anche le loro rivendicazioni sono state accolte.
Il 19 giugno è stata pubblicata la lista dei ministri del nuovo governo di Ahmed T. Souaré: della trentina di ministri 10 appartengono al vecchio governo, e un civile è stato nominato ministro della difesa.

17 giugno 2008

Le forze di polizia sono in sciopero da ieri 16 giugno a Conakry. Durante la giornata hanno bloccato alcune vie di accesso al centro della capitale, sparando a raffica e terrorizzando la popolazione.
Alcuni magazzini di armi sarebbero stati assaltati ed alcuni ufficiali, tra cui il direttore nazionale della polizia, della sicurezza urbana e dell'ufficio centrale antidroga sarebbero stati presi in ostaggio. Il porto e l'aeroporto sarebbero inoltre paralizzati.Il 23 maggio scorso erano stati i militari a ribellarsi, tenendo col fiato sospeso il paese per una settimana; la protesta aveva causato anche alcune vittime tra i civili e si era conclusa solo dopo che le rivendicazioni erano state pienamente accettate dal presidente Lansana Conté (tra queste la destituzione del ministro della difesa).
I poliziotti chiedono ora al pari dei militari il pagamento degli arretrati salariali, la riduzione del prezzo del riso, e il loro avanzamento di grado.
Le notizie di oggi parlano di scontri tra poliziotti e militari nel centro della capitale, sarebbero già molte le vittime, anche tra i civili. 


3 giugno 2008

Il 1 giugno il presidente Conté ha ricevuto i rappresentanti dei militari promettendo per ogni soldato la promozione a grado superiore, la concessione di tre sacchi di riso e il pagamento immediato di 1 milione di franchi guineani come anticipo sui cinque milioni che saranno versati mese per mese. Nessun militare inoltre sarà perseguito per i fatti dei giorni scorsi.
La fine dell'ammutinamento delle truppe riapre l'attenzione sul clima che si respira nel paese dopo la formazione del governo del nuovo primo ministro Kouyaté, a seguito della destituzione dell'ex primo ministro Lansana Kouyaté. I sindacati degli insegnanti ha minacciato nei giorni scorsi di scatenare uno sciopero generale in tutto il paese, reclamando oltre a migliori condizioni economiche per il personale dell'istruzione anche il rispetto degli accordi del 27 gennaio 2007, con la nomina di un primo ministro "che non sia in alcun modo implicato nella pessima gestione dello stato negli ultimi dieci anni".



28 maggio 2008

Il 20 maggio il presidente Conté ha destituito il primo ministro Kouyaté, sostituito da Ahmed Tidjane Souaré, ministro del settore minerario nel governo precedente e vicino al clan presidenziale. La reazione dei sindacati e della gente non si é fatta attendere. In un comunicato quest'atto é stato definito dai sindacati "una flagrante violazione degli accordi tripartiti di gennaio 2007", che avevano portato alla nomina di un primo ministro scelto dalla società civile. Nella capitale e in alcune città dell'interno si sono svolte manifestazioni di protesta. Per ora i sindacati non hanno indetto una ripresa dello sciopero generale ma hanno avvertito i lavoratori di restare all'erta per salvaguardare il cambiamento sociale.
Il 23 maggio a Conakry é iniziato l'ammutinamento dei soldati al campo Alpha Yaya Diallo per rivendicare il pagamento degli arretrati di salario (il cosiddetto "bollettino rosso"). La protesta si é estesa nei giorni successivi ad altri campi militari, é stato preso in ostaggio il capo di stato maggiore dell'aeronautica militare e alcuni ufficiali dell'esercito responsabili secondo i militari dello storno di fondi destinati alle truppe.
Il 27 maggio Conté ha destituito il generale Diallo, ministro della difesa,  dando seguito ad una delle richieste dei militari.  Il nuovo primo ministro ha annunciato il pagamento dei 5 milioni di franchi guineani che spetterebbero ad ogni soldato,  la liberazione dei militari detenuti in seguito ai fatti di gennaio 2007,  e la diminuzione del prezzo del sacco di riso per le truppe,  ma gli spari non sono ancora cessati, i militari chiedono la destituzione di tutti i generali delle forze armate.
Il centro della capitale é deserto, stazioni di carburante e negozi vengono saccheggiati, ci sono aggressioni ai danni della popolazione. L'ammutinamento ha già causato tre vittime, la prima un bambino di dieci anni. 

12 aprile 2008

In quest’ultimo mese gli avvenimenti hanno subìto un’accelerazione. La ripresa dello sciopero per il 31 marzo non c’è stata, intanto però il prezzo del petrolio è fortemente aumentato, passando da 4300 FG a 7000 FG il litro (un aumento del 62%!), questo ha significato un aumento in proporzione del prezzo dei trasporti di 500 FG a tratta.
Inoltre, i prezzi di tutti i generi alimentari di prima necessità (riso, zucchero, pane) stanno aumentando sempre di più, alcuni sono raddoppiati nel giro di poche settimane.
In alcuni quartieri della capitale ci sono stati tafferugli tra giovani e polizia.
L’Onu ha inviato in Guinea per una missione di venti giorni un ex primo ministro di Haiti in veste di proprio rappresentante, con il compito di facilitare il dialogo tra tutte le parti sociali, il governo e il presidente e trovare un’uscita pacifica dalla crisi politica attuale.
I rapporti tra presidente e primo ministro restano tesi, come ultimo atto Conté ha abrogato un decreto del primo ministro relativo ad alcune cessioni immobiliari.
Dalle ultime notizie che abbiamo la gente sta facendo scorte di cibo e carburante e circolano voci sulle dimissioni del primo ministro. Una situazione quindi tutt'altro che calma che continuiamo a seguire con attenzione perché una piccola scintilla potrebbe far divampare il fuoco a macchia d'olio...

10 marzo 2008 

Due mesi dopo l’alt dei sindacati alla ripresa dello sciopero generale la situazione è calma, ma in sotterraneo fermento. Proseguono gli incontri del comitato di cui fanno parte i  sindacati, i rappresentanti delle istituzioni e della società civile, i religiosi e il patronato che ha il compito di vegliare sul rispetto degli accordi siglati a fine gennaio 2007 tra governo, sindacati e patronato. L’ultimo incontro si è tenuto il 26 febbraio ed ha visto come tema di dibattito la privazione del potere di decreto del primo ministro, che era stata prevista dagli accordi di gennaio 2007 ma che la costituzione non prevede, di conseguenza i decreti continuano ad essere firmati dal presidente. Per sbloccare questa situazione, il sindacato ha chiesto l’intervento dell’Assemblea Nazionale perché venga modificata questa parte della costituzione. Il comitato vuole arrivare alla fine di questi incontri a sottoporre un documento al presidente Conté e dipenderà dalla firma o meno di queste proposte se lo sciopero generale proseguirà o meno (la data ultima è il 31 marzo).

Un tema da non sottovalutare inoltre è la rivendicazione del pagamento degli arretrati di salario per i soldati prevista dal  Bollettino Rosso. Per l’intendenza generale dell’esercito questo bollettino non esiste, anche se ha comunque deciso di versare 2 milione di FG per soldato. Di ben altro parere sono i soldati, secondo i quali questo famoso bollettino esiste e che chiedono il versamento di 7 milioni di FG a soldato, contro la minaccia di ammutinamento (cosa già successa a maggio dello scorso anno).

Infine la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha proposto che le prossime elezioni legislative si tengano a fine novembre, se i partiti di opposizione non avanzeranno obiezioni.

11 gennaio 2008

A poche ore dal suo inizio, previsto per il 10 gennaio, lo sciopero generale è stato revocato, dopo una riunione di concertazione al Palazzo del Popolo tra i rappresentanti sindacali, delle istituzioni, del patronato, delle confessioni religiose e della società civile. I sindacati hanno rinunciato a scendere in piazza,  "per preservare il mantenimento della pace sociale nel Paese". La proclamazione dello sciopero era stata fatta il 4 gennaio dopo la destituzione del ministro per le comunicazioni e nuove tecnologie Justin Morel Junior, che violava secondo i sindacati gli accordi tra governo, sindacati e patronato siglati il 27 gennaio 2007.
Gli accordi presi dalle parti in questa riunione prevedono la creazione di un comitato di verifica sugli accordi presi dopo gli scioperi di giugno 2006 e gennaio-febbraio 2007, di procedere rapidamente all'inchiesta sugli autori delle uccisioni e violenze sui civili durante gli scioperi, di garantire la protezione dei leader sindacali.  Il comitato di verifica deporrà un rapporto il 31 marzo prossimo, da quella data si deciderà la ripresa o meno dello sciopero.
La situazione quindi torna temporaneamente alla calma ma resta sempre molto instabile. 



7 gennaio 2008 

Nei giorni scorsi i sindacati dei lavoratori guineani hanno minacciato la ripresa dello sciopero generale per il 10 gennaio prossimo dopo che il presidente Conté ha destituito in modo arbitrario il ministro per le comunicazioni e nuove tecnologie Justin Morel Junior, violancdo secondo i sindacati gli accordi tra governo e parti sociali siglati il 27 gennaio 2007. Attualmente le trattative sono ancora in corso, la situazione nel paese è comunque molto tesa, la ripresa dello sciopero significherà sicuramente nuove morti e violenze sui civili da parte dei militari. Nei giorni scorsi ci sono già stati disordini a Conakry e la popolazione ha iniziato ad accumulare scorte e viveri per poter resistere.


Lo stato dell'Africa nel 2007: Guinea, Kenya, gli anti-modelli
(da Sud Quotidien, 10/01/2008)

Il 2007 è stato per l’Africa un anno di paradossi politici.
Corrotto dai suoi dirigenti politici, manipolatori di costituzioni, popolazioni e comunità, il Kenya non era al riparo dagli incidenti che conosce oggi.
Rinomato come il paese più tranquillo dell'Africa, ecco che è segnato dalle crisi generate delle elezioni (soprattutto presidenziali) che ogni volta immergono un Paese nell'anarchia, nelle carneficine, nei furti, nello stupro e nel caos.  
Sì, perché questa immagine dell'Africa cominciava ad essere sempre più rara nelle catene occidentali fuori dalla crisi al Darfour. Oggi, il male è fatto. Se il 2007 si conclude così in questo paese, va detto che è cominciato con il caos anche in altri!
Il Kenya non è un'eccezione. La Guinea, è stato il primo paese scosso dalle agitazioni nate dalla stanchezza di un popolo nel vivere in un paese ostaggio dei politici (ieri con le milizie del Pdg di Sékou Touré e dal 1984 con Lansana Conté e le sue truppe molto decise a prendere la loro rivincita sulla vita). Nel gennaio 2007, la Guinea sull’orlo del fallimento, ha perso molti dei suoi figli perché Lansana Conté, capo di stato, malato, vecchio, poco interessato a quanto accadeva ai vertici dello stato, non ha voluto mettere mai fine al suo lungo regno. 
Né la malattia, né l'incompetenza e gli sbagli ripetuti in materia di rilancio economico non l'hanno persuaso a dimettersi. Sono serviti lo sciopero in gennaio e febbraio 2007 e numerose morti tra le popolazioni affinché il capo di stato (se si può chiamarlo ancora così) non si decidesse a licenziare uno dei suoi amici messo alla testa del governo come primo ministro.
Kenya, Guinea. Due paesi oggi uniti da molte cose: la ricchezza del suolo, le enormi risorse naturali, le montagne che accolgono laghi e fiumi. Accanto al monte Kenya che domina le pianure dei dintorni di Nairobi e Kisumu, vediamo il paese dei fiumi del sud; la Guinea oggi, dispone del più grande specchio di acqua in Africa dell'ovest: il Fouta Djallon, 1515 m.
Ma, dietro questi tratti di aspetto di ricchezza naturale ed economica, sono due paesi molto corrotti  dai propri politici.
Diretto da Jomo Kenyatta all'inizio delle indipendenze, il Kenya ha conosciuto solamente due presidenti della repubblica fino all'inizio degli anni 2000: il primo nominato e il secondo, suo successore, Daniele Arap Moi. 
Mwai Kibaki, non ha creato niente altro che usura e clivaggi etnici. È a causa sua che il paese è arrivato allo scandalo! Attorniato da amici e vicini, il vecchio presidente ha dimenticato che il Kenya, malgrado le sue ricchezze, è anche un paese di miseria. Lasciate a loro stesse, all'alcol, alla droga e alla povertà, le città dell'interno come le grandi bidonville intorno a Nairobi, Matare e Kibare, non possono più aspettare le promesse non mantenute. 
E da due settimane, il paese fa fatica a riprendersi dalle sue 600 morti, e dai 150.000 profughi scappare in Uganda. Di fronte a tutto ciò, il presidente Kibaki si comporta come se nel suo paese regni la calma.
In un tale contesto che dire anche della Guinea? Paese ben più malato del suo presidente e di certi membri della sua classe politica. In costante deficit nella sua fornitura di elettricità, senza attrezzature adeguate nel campo delle infrastrutture, la Guinea, non è certo meglio. E la domanda che ci si pone in questo inizio di anno è: quando si dimetterà Lansana Conté?

 

 
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